Matera chiama Quartu Sant’Elena

Matera come Quartu Sant’Elena, e, come sembra, come tutto il resto d’Italia. Il grande bluff dell’Italia dei Valori continua, senza soluzione di continuità, ad allontanare i migliori! Pubblichiamo con piacere la lettera di dimissioni dal partito di Gigi Serra, le cui motivazioni sottoscriviamo al 100%.
Non mollare, Gigi, e sopratutto non dimetterti dalla carica di Consigliere Comunale, ma porta avanti in Consiglio quelle istanze per le quali, purtroppo vanamente, avevi deciso di iscriverti in IdV. 

 

 

Alla cortese attenzione di Roberto Milia,
Segretario Provinciale Italia dei Valori
di Cagliari

E p.c.
Ai componenti del Coordinamento Provinciale
Italia dei Valori di Cagliari

Caro Segretario Provinciale con la presente ti comunico la mia intenzione di non rinnovare l’adesione all’Italia dei Valori per l’anno 2011.

I motivi di questa scelta sono gli stessi che mi hanno portato all’adesione all’Italia dei Valori nell’ottobre del 2009 quando, per la prima volta a 35 anni, presi la tessera di un partito politico.
Mi sono iscritto per combattere una concezione verticistica e personalistica dell’agire politico, per oppormi ad una visione plebiscitaria del consenso e per riportare la politica al suo vero scopo: la polis con le sue dinamiche ed i suoi problemi.
Mi sono iscritto ad Italia dei Valori perché contrario ai “partiti azienda” e mi sono ritrovato iscritto in un “partito azienda”.
Purtroppo un simile format di partito non permette l’emergere di una linea politica condivisa e discussa dalla base degli iscritti perché tutto “discende dall’alto”: il paradigma utilizzato nell’Italia dei Valori impone a chi sta alla base di adeguarsi alle decisioni del vertice penalizzando l’istituzione partito come luogo di discussione e confronto.

Nei fatti è il partito del “Nostro Presidente” e dei suoi luogotenenti sui territori.

Trovo politicamente legittima la scelta di una simile gestione verticistica da parte di chi “comanda” il partito a livello nazionale e regionale cosi come trovo legittimo privilegiare logiche interne ai partiti piuttosto che le esigenze reali della cittadinanza nel prendere le decisioni, ma trovo al contempo politicamente legittima anche la scelta di chi, come il sottoscritto, concepisce la politica in maniera diversa.
Nulla di personale, ma politicamente sono in disaccordo sulla gestione del partito.

Ma non è solo una questione di metodo ad impedirmi di rinnovare l’adesione all’Italia dei Valori.

Esiste un grosso vulnus all’interno del partito rappresentato dall’assenza di contenuti politici specifici per “il territorio”. Nel merito delle questioni e della politica vera e propria non posso neppure esprimermi perché il dibattito è completamente assente dal partito. Non esiste una linea politica discussa e condivisa; non esiste un progetto politico complessivo.

L’Italia dei Valori è un partito “televisivo”, “leggero”, non radicato sul territorio e privo di una propria identità politica. Ma soprattutto è un partito (ma sarebbe forse meglio dire un “gruppo di gestione”) che ha scelto di proposito questa impostazione partitica: tutto ciò quindi non è frutto del caso ma corollario di una scelta precisa operata dal vertice.
Quella che in apparenza può sembrare una fase “transitoria”, una sorta di start-up, si rivela invece la vera natura dell’Italia dei Valori: una gestione straordinaria continua la cui proposta politica si riduce sempre a slogan e colpi di teatro “nazionali” che si riflettono attraverso il medium televisivo nei “territori” e nei quali tutto ciò sopperisce ad una vera politica territoriale e nasconde una fragilità strutturale ormai cronicizzata.
Come spiegare altrimenti i risultati delle elezioni europee rapportati con quelli comunali e regionali?
Nelle Europee il sistema elettorale privilegia il voto di opinione ed il meccanismo forzato delle candidature civetta del “Nostro Presidente” in tutti i collegi ha fatto il resto.

George Orwell ne “La fattoria degli animali” aveva già profetizzato la precarietà politica continua come metodo di governo: il “Nostro Presidente” assomiglia sempre più ogni giorno che passa al protagonista del libro, “Napoleone”.

Italia dei Valori assomiglia ad un “partito in franchising” che dipende totalmente dalle comparsate televisive del “Nostro Presidente”. Avete notato come nessun altro è il rappresentante del verbo del Partito? Ma è possibile che nessun altro “politico IDV” possa parlare a nome e per conto del partito?
A meno che non si ritenga che le due uscite annuali dell’On. Donadi a Porta a Porta siano “parlare per conto dl partito”!
Molti sembrano non accorgersi che questo meccanismo è pericoloso: se finissero le apparizioni del “Nostro Presidente” a Ballarò ed Annozero l’Italia dei Valori scenderebbe nei sondaggi d’opinione; se Michele Santoro o Giovanni Floris cominciassero ad invitare Niki Vendola tutte le settimane, smettendo al contempo di invitare il ”Nostro Presidente”, il meccanismo mediatico si svelerebbe in tutta la sua evidenza.

C’è stato un altro partito politico italiano che ha avuto una dinamica simile: vi ricordate il Partito Radicale?

Se Pannella e Bonino “non vanno” in televisione, i Radicali non esistono, non hanno voti. E se le parti si invertissero tra Pannella e Di Pietro in termini di presenza televisiva? Il sistema elettorale attuale, il Porcellum, favorisce smaccatamente i “partiti televisivi”. Se si tornasse al precedente sistema, il Mattarellum, le dinamiche sarebbero completamente diverse a causa della presenza dei collegi uninominali.
In un simile format la linea del partito è nota ai militanti dalla stampa e dalla televisione e non scaturisce da un confronto ed un dibattito interno al partito: non è il “Nostro Presidente” (ed i vari luogotenenti sui territori che ne rappresentano la longa manus regionale) a rapportarsi con i militanti ed a parlare “di conseguenza”, ma accade esattamente il contrario: lui mette il tema e gli iscritti si adeguano.
Ciò determina situazioni paradossali: conosco iscritti che se non sanno cosa pensa il “Nostro Presidente” su un argomento non si esprimono a riguardo, e, non appena sanno cosa lui dice a riguardo, difendono a spada tratta la sua “opinione” come fosse un assioma matematico: ciò che dice lui è “Epìsteme” quello che dicono gli altri è “Doxa”.
Anzi accade di peggio.
Avere un’opinione diversa dal “Nostro Presidente” significa essere contro il “Nostro Presidente”, pertanto, dato che il “Nostro Presidente” ed i suoi luogotenenti sui territori sono il Partito, avere un opinione diversa significa essere contro il Partito.
Alla “Partitocrazia” della prima repubblica si è sostituita la “Presidentocrazia” della seconda, assistiamo ad una regressione politica complessiva che abbraccia quasi tutto l’arco costituzionale: il partito politico come moderna tribù ed il capo come totem mediatico; le sue opinioni sono taboo e chi la pensa diversamente è, nel migliore dei casi, un seminatore di discordie. Si confonde l’autorevolezza con l’autorità.
La democrazia è qualcos’altro rispetto a tutto ciò.
In un’altro partito azienda un’altro “Presidente” usa dire ghe pensi mi.
Nell’Italia dei Valori ho notato che manca sia la volontà di creare un contenitore degno di questo nome, sia la volontà di riempirlo di contenuti.

L’Italia dei Valori è un partito senza passato e senza futuro che vive la politica nella sola dimensione del presente.

Purtroppo in tal modo il presente è solo l’occasione della ricerca di un po’ di consenso quotidiano in più a seconda della circostanza: l’Italia dei Valori è un partito che tira a campare con continui scatti di reni senza un progetto politico complessivo, è un partito organico a questa situazione politica (nelle scienze naturali esiste un termine per descrivere tutto ciò: simbiosi) che non guarda al futuro perché non vuole superare né l’anti-Berlusconismo di maniera né il DiPietrismo.
Per tutte queste ragioni non intendo rinnovare l’adesione all’Italia dei Valori per l’anno 2011.

Salve atque vale, Gigi Serra Quartu

Sant’Elena, 14 Dicembre 2010

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi